11 Novembre 2007. La vicenda di Gabriele, Lorenzo, Claudio ed altri ragazzi...
Come anticipato lo scorso 10 dicembre sul precedente post, ora che l’ “intestatario” di questo blog ha nuovamente facoltà di libera espressione, è possibile per lui pronunciarsi su fatti e conseguenze di quel colpo di proiettile che ha ucciso un ragazzo e ne ha condotti e ne condurrà altri in carcere e davanti ai tribunali della Repubblica.
Premessa:
Questa ricostruzione procederà secondo una logica analitica, non emotiva, razionale. Pertanto non può limitarsi alla cronaca degli eventi dell’11 Novembre 2007, ma deve comprendere come antefatto la morte (a differenza di quella di Gabriele Sandri, NON definibile “omicidio”) dell’agente di polizia Filippo Raciti a Catania il 2 Febbraio 2007. Partire dalla constatazione che quelle cinghie di trasmissione del potere politico e industriale, comunemente dette “Tv&giornali”, hanno scientificamente invertito i due termini, chiamando omicidio quello di Raciti e tragica morte quella di Gabriele, serve a farci trovare la tavola di questa analisi già imbandita di sgradevoli, ma ben noti, antipasti.
L’antefatto
Catania e il NON-omicidio-Raciti divenuto per lo Stato
“omicidio da vendicare”
Il 2 Febbraio 2007 a Catania, ciò che ha reso l’ennesimo infuocato derby Catania-Palermo diverso dai tantissimi disputati in passato con normale corollario di incidenti e feriti, è stata la gestione del cosiddetto Ordine Pubblico (se si trattasse di un “ordine” di tipo “tecnico” userei le minuscole come si usa di solito, trattasi invece di un Ordine “politico”, sempre più disordinato dal punto di vista “tecnico”). Mai si era arrivati a posizionare oltre 1000 agenti in uno spazio angusto (inadatto a esperimenti di “controllo del territorio” di genovese memoria) come quello dello stadio Massimino di Catania. Se poi questi a un certo punto sparano contro ogni presunta “logica d’ordine” decine di lacrimogeni da fuori verso l’interno dello stadio (dove nessun incidente era avvenuto o stava avvenendo) è lecito immaginarsi che la gente (sia quella “facinorosa” che quella più pacata) tenti di uscire rapidamente per salvare la pelle, travolgendo senza tanti complimenti gli stessi autori di quell’inatteso e inspiegabile lancio di lacrimogeni. Delle conseguenze di questo fuggi-fuggi generale, dovuto all’istinto di sopravvivenza di migliaia di persone, sappiamo solo che è morta una persona. Vi hanno raccontato, in sequenza, che la morte fu causata da: bomba-carta, spranga, lavandino, mattoni, linciaggio. Non vi hanno raccontato che un collega di Raciti ha dichiarato di averlo investito in forte retro-marcia con lo sportello aperto e di averlo visto accasciarsi al suolo; non vi hanno raccontato del primo immediato referto medico che smentiva scientificamente tutte le ipotesi diffuse dall’informazione “velinara” di regime. Nessuno vi ha raccontato che i filmati della polizia risultano manomessi (se ne sta occupando un valente avvocato di Udine). Nessuno vi ha raccontato che il giorno dei funerali di Raciti la folla accorsa in chiesa a salutare non il-poliziotto-Raciti ma il-padre-di-famiglia-Raciti, non ha applaudito le forze dell’ordine quando il celebrante li ha invitati a farlo (in una città dove evidentemente la gente SA cosa è successo quel giorno, tutti avevano un parente o un amico allo stadio). Hanno costruito un “colpevole ad hoc” individuando l’unica persona pesante oltre 100 kg, l’unica che potesse far sembrare meno inverosimile un impatto mortale con un oggetto (una lamiera spessa 2 mm!) da essa scagliato. Lo hanno incarcerato ingiustamente per un anno, il Tribunale dei minori ha definito quella carcerazione fuori dalla realtà, con motivazioni insolite per la loro durezza contro chi aveva condotto le indagini. Questo ragazzo era un minorenne incensurato: ora diventerà l’ennesimo individuo a voler vivere la sua esistenza contro lo Stato. E’ quello che è successo negli ultimi 10 anni nelle curve italiane: l’odio per gli avversari calcistici si limita all’”ordinaria amministrazione” e con sempre minor convinzione; l’odio per lo Stato aumenta e si struttura. Per non dilungarmi troppo su questo importante antefatto dell’11 Novembre, lascio la chiusura ad alcune frasi (ma vi consiglio di cercare gli atti completi, ci sono cose incredibili) estrapolate dalla sentenza di scarcerazione di Antonio Speziale (a proposito: per vendicarsi della sua probabilissima innocenza gli hanno dato 2 anni e mezzo per reati infimi e senza sospensione condizionale della pena, li sta scontando in una comunità). E’ la sentenza numero 47452 che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale della libertà dei minori di Catania nei confronti di A. S.:
"Ordinanza (quella di carcerazione, n.d.r) che incorre in un vizio di palese contraddittorietà anche perché la decisione del giudice è stata emessa in base ad elementi di indagine non sufficienti […] ordinanza che manifesta illogicità da un lato criticando come inaffidabili i metodi di indagini e le conclusioni peritali e dall'altro opinando che i risultati conseguiti, pur ritenuti inficiati di vistosi errori metodologici, convalidino l'assunto accusatorio" […] Palesi incongruenze, secondo i giudici, si evidenziano quando esaminando il quadro indiziario preesistente alla perizia gli inquirenti avevano ritenuto "attraverso illazioni e congetture, riferibili allo Speziali le indicazioni fornite dal Raciti su un soggetto 'alto e grosso, con i capelli un po' cosi", laddove si dà contestualmente atto che l'indagato (non si dice se effettivamente alto e grosso) indossava un cappello che nascondeva i capelli…"
I parenti delle tante vittime (per lo più rimaste, “chissà perché”, sconosciute alla pubblica opinione) decedute negli stadi (senza contare le migliaia di feriti anche gravi) per mano di Ordine Pubblico, hanno atteso invano per anni che lo stesso zelo investigativo fosse rivolto alle cause della morte dei loro cari. Lo stesso vale per le migliaia di parenti di vittime per le stesse cause nelle strade anziché negli stadi; ma lì la storia è più antica ed ha inizio con la legge Reale (vedi http://isole.ecn.org/lucarossi/625/625 - libro bianco sulla legge Reale).
[PARENTESI SULLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE: avete mai sentito parlare su tv o giornali di quanto qui sintetizzato sul mistero della morte di Filippo Raciti? La risposta la conosco, è un NO. Chi sa queste cose, è andato come me a cercarsi le testimonianze su internet, a leggersi alcuni atti giudiziari, a fare confronti, a ragionare con la propria testa senza tesi precostituite; né più né meno quello che dovrebbero fare i “giornalisti”: categoria alla quale mi onoro di non appartenere, impegnandomi semmai nell’unica battaglia che può rendere meno efficace la “dittatura democratica” che governa questo paese: L’ABOLIZIONE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI (http://www2.beppegrillo.it/v2day/referendum.php). Per le animebelle che dilettano la propria megliogioventù creando allarmi su improbabili “fascismi” nell’area della destra radicale (senza invece saper riconoscere quelli VERI), il mio invito è quello di prendere conoscenza e visione di una legge, la legge più autoritaria (assieme alle leggi “Reale” e “Reale super” - http://www.radioradicale.it/exagora/un-bis-per-la-legge-reale) varata in questo paese dal ‘46 a oggi; infatti questa legge è stata varata da un governo che oggi viene definito “centrosinistra” e da personaggi che fanno parte di un partito che si chiama “democratico”. Si chiama legge “Levi-Prodi” (http://it.wikipedia.org/wiki/Disegno_di_legge_Levi-Prodi) e purtroppo non è una legge per “levare Prodi”, ma per levare la libertà di informazione, diffusione, inchiesta all’unico mezzo che, per definizione, non ha padroni: Internet. Prende il nome dai due tecno-burocrati che l’hanno pensata per estendere anche alla rete lo stesso tipo di controllo istituito nel 1925 da Benito Mussolini sulla carta stampata con l’Ordine dei Giornalisti. E’ stata varata la scorsa estate dal parlamento italiano, mentre l’elettorato “di sinistra” si lamentava di Berlusconi sotto l’ombrellone. Avete capito tutto, brava gente “di sinistra”. D’altronde siete ormai voi l’elettorato più colto e istruito, sennò a che serve studiare e andare a teatro. Bravi.]
Il fattaccio
Badia al Pino e l’omicidio Sandri. Un “tipico” caso di
tentato insabbiamento, ma stavolta…
A differenza di quanto avvenuto a Catania, ciò che è accaduto nell’autogrill di Badia al Pino lascia davvero molto poco (anche volendo essere “cauti”) all’immaginazione. Pertanto non mi dilungherò su questo, sapete tutti cosa è accaduto così come quasi tutti lo avevano subito immaginato. Sapete anche degli strenui quanto goffi tentativi di insabbiamento e depistaggio (dalle mendaci dichiarazioni ufficiali dei funzionari sino al tardissimo pomeriggio, alla “sparizione” dei bossoli su 5 mq di aiuola, al tentativo di sostenere la tesi dell’”incidente” reso inefficace dalla “supertestimone” giapponese ecc.). Quello che cercherò di fare adesso è ciò che finora è mancato non solo a livello di mass-media (che come sappiamo non hanno ruolo di informare ma di consolidare il potere dei loro editori e relativi protettori politici di destra e di sinistra) ma anche a livello di contro-informazione; ossia dare una interpretazione altrettanto chiara non solo del fatto in sé e dei conseguenti depistaggi, ma delle motivazioni e del contesto in cui è maturato l’omicidio di Gabriele. La mia tesi sta tutta nel sottotitolo del precedente paragrafo sui fatti di Catania: la morte di Raciti trasformata scientemente dagli apparati dello Stato in un “omicidio da vendicare”. Da vendicare non certo con altre morti, bensì con il decreto governativo meno costituzionale della storia repubblicana (assieme alla Bossi-Fini che segrega violentemente chi non commette alcun reato), il decreto-Amato. Ma torniamo alla tesi: la morte di Raciti è stata usata dallo Stato (assieme alla vedova più strumentalizzata che si ricordi) per preparare “emotivamente” il terreno all’emanazione del decreto-Amato. Un decreto che istituisce per iniziativa governativa un organo di polizia (l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive) che ha il potere di limitare fortemente la libertà personale di centinaia di migliaia di persone, non può certo essere emanato dall’oggi al domani, si scatenerebbero rivolte da parte anche dei più pacati appassionati di calcio. Dopo la morte di Raciti, meglio ancora se la si tramuta in omicidio (cosa che avvenne in 10 minuti su tutte le tv e i giornali nazionali), tutto ciò risulta non solo più facile, ma persino auspicabile per larghi strati di quella popolazione identificabile con la vecchia casalinga di voghera, figura ormai estendibile, nella società dell’informazione pilotata di massa, ad almeno la metà della popolazione italiana. Quindi, proviamo a immaginare cosa possa essere accaduto nella testa dei servitori più fedeli di questo Stato: nei nove mesi intercorsi tra la morte di Raciti e l’omicidio di Gabriele, si è parlato costantemente degli ultras come la feccia della società italiana (per carità, sono in buona compagnia, Sarkozy chiamò proprio “feccia” i banlieusard delle periferie francesi), si è bombardata la popolazione italiana di allarmi sulla violenza ultras come cancro del paese da estirpare, si è parlato degli ultras come criminali “a prescindere”; cosa immaginate possa succedere nei ranghi della polizia meno disciplinata e meno auto-controllata d’Europa (l’unica in Europa senza una “polizia interna” che punisca gli abusi, l’unica in Europa che si rifiuta di dotare gli agenti di numeretti identificativi sul casco, ecc.), perlomeno nei ranghi delle teste più calde? Esattamente quello che è successo: un agente particolarmente servile e particolarmente fomentato dalle sue doti di tiratore pensa che in un momento del genere una rissa tra tifosi costituisca il principale allarme possibile per il paese che lui si onora di servire: perché non prendere la mira pertanto? Cosa rischio a ferire/uccidere un ultras “colpevole come tutti loro della morte di Raciti”? Tanto, lo so bene che poi “la dinamica dei fatti” viene aggiustata dai miei superiori a mio vantaggio. Sai che c’è? IO SPARO. Ritengo sia importante oltre che razionalmente lecito, ipotizzare questa tesi. Questo perché altrimenti bisognerebbe assumere che l’uomo invisibile (definizione di Giorgio Sandri, papà di Gabriele, riferita all’agente-killer) sia stato colto da un inspiegabile raptus, tesi che farebbe molto comodo, in fondo la follia alberga nel profondo di ogni animo umano, un momento di follia capita a tutti. INVECE NO, questa tesi del gesto inconsulto va rigettata. DOBBIAMO URLARE per quanto possibile (tenuti in conto i rischi per la propria incolumità fisica e penale che questo comporta in un regime autoritario) che non si è trattato del gesto di un folle, ma della reazione emotiva di un bravissimo agente che ha preso fin troppo alla lettera il messaggio di ODIO instillato contro i tifosi come Gabriele dopo la morte di Raciti. URLATELO. Se non fosse stato per la coscienza cristallina e coraggiosa di una guida turistica giapponese, Gabriele non avrebbe mai avuto la giustizia che probabilmente riuscirà almeno in parte ad avere. URLIAMOLO.
[PARENTESI SULLO STATO DI POLIZIA: riporto qui di seguito una interessante riflessione sullo Stato di Polizia in generale e sui decreti anti-ultras in particolare, pubblicata su uno dei migliori siti di controinformazione del web italiano (si badi bene, di controinformazione in assoluto, non di carattere ultras e basta) www.asromaultras.org:
“Cosa è uno Stato di Polizia (nel quale ancora non siamo, ma al quale stiamo avvicinandoci, partendo dagli stadi)? Risposta semplice. Uno Stato di Polizia è quello dove gli apparati militari e polizieschi sono accusatori e giudici. L'eticità di questi apparati può far sì che uno Stato di Polizia sia più o meno tollerato: quanto meno etico è uno Stato di Polizia, tanto più si percepirà la sensazione della dittatura; quanto più è etico uno Stato del genere, tanto più si avrà la sensazione rassicurante della presenza di uno Stato forte, buono, giusto e ragionevole. Uno stato democratico, al contrario, è quello dove tali apparati sono distinti dal potere giudiziario, cioè dal potere di chi può condannarti o assolverti. Benissimo. Tale essendo la premessa, mi sembra - anzi, togliamo il "sembra" - che l'O.N.M.S., con i poteri totali che gli sono stati conferiti da parte dei Governi, è al tempo stesso accusatore e giudice, non potendosi dare alcun valore alla presenza, meramente simbolica, di altri enti o società private, che fungono da puro contorno ad un qualcosa di già deciso, così come dimostrano le votazioni bulgare - tutte all'unanimità - che hanno contraddistinto l'anomalo organismo sin dall'inizio del suo operato. L'O.N.M.S. (Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, n.d.r.) è accusatore, perché - giustamente - sono gli organi di polizia che arrestano, denunciano, relazionano. Giudice, perché è lo stesso O.N.M.S. che decide di "punire" una tifoseria che si comporta in modo non corretto (e tale giudizio è riservato allo stesso O.N.M.S., senza alcun controllo!), invece di limitarsi a prevenire. Detto questo sull'anomalia di un organismo del genere in uno Stato "democratico" europeo del 2008, non resta che analizzare la Carta del Tifoso che da questi viene proposto. Bene, essa avrebbe un senso inquadrato in un ambito democratico se provenisse dalle società di calcio, senza alcun vincolo. Poiché, invece, l'introduzione della stessa dipenderà molto probabilmente dal Ministero degli Interni - o comunque tale Ministero dovrà dare il benestare sui titoli e sui requisiti per possederla - si è puramente e semplicemente di fronte a una operazione di schedatura, di discriminazione e di deriva autoritaria che parte dallo stadio per portare altrove, in un territorio dove i diritti civili saranno garantiti a chi avrà la "Carta del cittadino", la cui emissione competerà alla stessa Polizia. Solo un imbecille può sottovalutare il rischio e quando vi verranno a bussare a casa sarà troppo tardi. Certo, magari accadrà quando saremo morti, ma la linea intrapresa è questa. La crepa si è aperta. Ed allora, con un articolo 3 della Costituzione che dice che siamo tutti uguali davanti alla legge senza distinzioni di lingua, di razza, di opinioni politiche, di religione e bla bla bla, io debbo dire alla Repubblica Italiana per quale squadra faccio il tifo??? E sulla base di questa dichiarazione sono "libero" di fare qualcosa o no? Ma, Cristo, su una cosa del genere qualunque parlamentare degno di nome dovrebbe farsi passare sul cadavere prima di consentirla! […] La dico con Beppe Grillo: ma annatevene affanculo!!!! NUN VE VOTO! N-U-N V-E- V-O-T-O!!! Perché questo potere a questo strano organismo glielo avete dato tutti voi del Centrodestra e tutti voi del Centrosinistra. Vado ar mare! V-A-D-O- A-R M-A-R-E!!! Anzi, c'è Udinese/Roma. Vado a Udine e dormo lì! E la vostra scheda elettorale potete tranquillamente arrotolarla a cartoccetto e sedervici sopra. Operata la mia, sobria, dichiarazione di voto, direi che la verità è una sola e sarebbe onesto prenderne atto: la violenza non è eliminabile. Altrimenti sarebbe già sparita dalla faccia della Terra. Non è eliminabile, nel calcio e nella vita. Chiudete gli stadi? Si scontreranno negli autogrill. Chiudete gli autogrill? Si scontreranno nei boschi. Che farete allora? Disboscherete i boschi? Si scontreranno nel deserto. Toglierete la sabbia del deserto? Troveranno altri spazi ed altri divertimenti, il calcio avrà rotto i coglioni. La politica? Niente male. Spranghiamoci tutti i giorni con gli antagonisti politici. La musica? Torniamo come negli anni '60 con Rockers e Mods. Ora, questa massa di idioti aveva un luogo formidabile per tenere tutti sotto controllo: lo stadio. Lo diceva già Giovenale, ammesso e non concesso che sappiano chi sia: panem et circenses. Pane e giochi del circo, questo è sufficiente per tenere a bada il popolo. In effetti a me me stava pure bene. Tanto il sistema attuale è quasi non-rovesciabile: almeno magnavo e vedevo li giochi der circo. Ma se me levi pure li giochi der circo, allora me 'ncazzo de brutto…”]
Le conseguenze del “fattaccio”
Il Paese delle stragi impunite incarcera come “terroristi” decine di ragazzi
Il titolo di questo post comprende tre nomi: Gabriele è volato via ma vive nel ricordo di migliaia di ragazzi oltre che in quello della sua bellissima famiglia (se volete farvi una idea di cosa sia la solidarietà nel mondo delle curve italiane ed europee, date un’occhiata a queste pagine - http://www.asromaultras.org/gabrielesandri.html http://www.asromaultras.org/gabrielesandri2.html) Lorenzo è tornato libero dopo aver “patteggiato” una condanna a due anni di reclusione, comprensiva di ospedale, 5 mesi di detenzione cautelare, multe, spese processuali, 5 anni di diffida con tripla firma durante le partite di Roma e Lazio. Claudio è entrato a Regina Coeli assieme a Lorenzo e, assieme ad altri ragazzi, è ancora lì rinchiuso; ha 21 anni, è incensurato [21/05/2008 - Claudio oggi ha lasciato Regina Coeli dopo sei mesi e mezzo assieme a un altro ragazzo della Lazio. In primo grado è stato condannato a 4 anni ed ora è a casa in regime di domiciliari]. La magistratura (ovviamente illuminata e “di sinistra”) di un paese che non ha dato l’aggravante del terrorismo a dei poliziotti che, PROTETTI NON SI SA ANCORA DA CHI, scorrrazzando su delle Uno bianche hanno fatto 24 omicidi a cavallo tra anni ’80 e ’90, contesta invece questa aggravante a Claudio e tanti altri ragazzi che come lui, nella “peggiore” delle ipotesi, hanno scagliato dei sassi. Questa è l’Italia in cui è morto NON SI SA COME Raciti. Questa è l’Italia che ha usato Raciti per organizzare la sua “vendetta anti-ultras”. Questa è l’Italia i cui vertici della polizia hanno insabbiato la verità su Genova 2001 (vedi il caso De Gennaro-Colucci nonchè la "sparizione" delle finte-molotov della Diaz) e per questo sono stati tutti promossi. Questa è l’Italia dove non basta aprire la testa in più punti a un fermato che non nasconde il suo volto mentre grida la propria rabbia, ma dopo averlo incarcerato si fabbricano contro di lui prove false (lo stesso procedimento delle molotov della Diaz, in quel caso le molotov sono state prima “rinvenute” e poi distrutte, in questo caso i sassi non sono stati nemmeno rinvenuti, ma stanno su un verbale). Questa è l’Italia dove le politiche repressive si implementano utilizzando il dolore di una vedova. Questa è l’Italia dove bombardare popolazioni civili è un “effetto collaterale” delle guerre degli “amici americani e israeliani” ma scagliare sassi è “terrorismo”. Questa è l’Italia dei reati diffusi ma dove i reati li paga solo chi non detiene alcun potere o non ha protezione politica. Questa è l’Italia dove, unico paese europeo, non esiste il reato di tortura. Questa è l’Italia che piange Gabriele. Questa è l’Italia che ha riabbracciato Lorenzo. Questa è l’Italia che vuole riabbracciare al più presto Claudio. Questa è l’Italia dove c’è anche gente che ha capito che la galera fa paura, ma fa più paura vivere obbedendo e strisciando. Questa Italia non la ucciderete MAI.